L'edificio

La chiesa della Sacra Famiglia, situata nel rione Fratte, è un’opera di straordinario interesse architettonico. La chiesa, ideata e progettata nel 1968, dall’architetto Paolo Portoghesi, con l’ingegnere salernitano Vittorio Gigliotti, è stata costruita dal 1971 al ’73. Questo straordinario edificio religioso, tenacemente voluto da Nicola Roberto dei Padri Dottrinari, è stato interamente realizzato in calcestruzzo armato, disegnato per rinnovare alle radici la liturgia cattolica seguendo i canoni del Concilio Vaticano II. Ai testi conciliari, infatti, si ispirarono i progettisti e padre Roberto, che volle la nuova chiesa con l’altare rivolto verso il pubblico, chiamato ora a partecipare direttamente con la parola e con la preghiera al rito religioso comunitario.

La costruzione dell’edificio ha inizio nel 1971 dopo un impegnativo lavoro di sbancamento, di bonifica della zona e di carpenteria specializzata, che vide all’opera qualificate maestranze, tra cui anche squadre esperte nella costruzione navale, data la particolarissima curvatura delle strutture.
Il 25 giugno 2011 è stato inaugurato il nuovo sagrato: l’intervento del Comune di Salerno ha permesso la completa ristrutturazione dell’area antistante l’edificio.

La struttura

Il cerchio è l’elemento ispiratore dell’intera opera, infatti la chiesa si compone strutturalmente di sei centri contenuti in cerchi concentrici. L’idea dei progettisti è stata quella di realizzare un edificio che esprimesse, attraverso la scelta delle forme curve, i concetti di unità e di centralità del divino. Alzando lo sguardo, l’attenzione viene catturata dai tre cerchi convessi principali che, convergendo, generano la cupola. Essi, in termini artistici, rappresentano il culto celebrato all’ombra di tre grandi alberi. La convergenza di tre elementi in uno solo allude chiaramente alle tre persone divine, secondo la logica del “tre in uno” della teologia cristiana.

Girandosi poi verso il centro della chiesa si entra nella nuova concezione architettonica di chiesa tipicamente postconciliare. I diversi colori delle vetrate simboleggiano il dialogo necessario tra la natura umana nel colore verde-azzurro e la natura divina nel colore giallo-bianco.

L’altare, prima mensa, situato in posizione centrale, è innalzato su un piedistallo in marmo. L’ambone, seconda mensa, in posizione decentrata, riprende lo stile a clessidra ed il materiale dell’altare, piedistallo in marmo e struttura in cemento, per richiamare, secondo le vigenti norme liturgiche, la collateralità delle due mense e la complementarietà nell’unica celebrazione.
Le geometriche essenzialità delle strutture tubolari sono assimilabili a fiamme accese che riscaldano i credenti e li orientano verso l’alto, dove le aperture circolari invitano al contatto diretto con Dio, tradizionalmente immaginato“nell’alto dei cieli”